L’ombra e la nube

Quando smettiamo di idolatrare l’illusione di poter avere controllo sugli eventi della vita e riconosciamo la nostra povertà, è solo allora che diventiamo “immacolati” come Maria.

Abbiamo tutti bisogno che ci venga detto che Dio ci ama. Il mistero dell’Annunciazione non è altro che questo: la comunicazione della benedizione originale che siamo amati. Ma che questa benedizione “emerga” dal profondo, è necessario che la risposta sia adeguata al Mistero che viene comunicato. In che senso?

Pochi versi prima che l’angelo appaia a Maria nel primo capitolo del Vangelo di Luca, avviene un’altra annunciazione; un angelo annuncia a un vecchio, Zaccaria, che sua moglie ugualmente anziana deve dare alla luce un figlio che “preparerà al Signore un popolo ben disposto”. Verrà chiamato Giovanni. Zaccaria dice all’angelo: “Come posso conoscere questo?”. Questa risposta di Zaccaria è radicalmente diversa da quella che fa Maria. Dice: “Come avverrà questo?”. Zaccaria cerca conoscenza e informazioni, Maria si accontenta di saggezza. La risposta di Maria è più semplice di quella di Zaccaria, e anche più profonda. Come tutti i profeti, Maria si ferma davanti a Dio che è l’ineffabile ed inconoscibile. “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra” (ἐπισκιάσει σοι).

L’ombra oscura (σκιά) che copre Maria è la nube della non-conoscenza dell’Anonimo inglese del XIV sec. Dio copre Maria senza che sia conosciuto. Id quo maius cogitari nequit (Sant’Anselmo). Dio non è mai conosciuto ma può essere solo vissuto ed incarnato (ἐσκήνωσεν). Ecco perché il mistero dell’ombra che scende e copre Maria è il mistero dell’ineffabile ed inconoscibile Mistero che proprio restando tale diventa la casa stessa di Maria, poiché il Mistero si rivela, facendosi carne in Maria, cioè velandosi.

L’ombra è la tenda. Il mistero è la casa. Dio non è conosciuto o creduto, ma solo vissuto ed incarnato. “Eccomi” risponde Maria: “Avvenga per me secondo la tua parola”. La “parola” è fatto, avvenimento in Maria. Carne della sua carne. Il significato più profondo del concepimento verginale non è né biologico, né cristologico. È la verginità del fondo della nostra anima che Dio continuamente avvolge e vi si incarna ogni volta che ci abbandoniamo all’amore di Dio, senza volerLo conoscere (nel senso di controllarlo). Puro abbandono. ViverLo senza un perché. Allora non saremo solo “immacolati” ma daremo alla luce in noi la Parola di Vita e saremo vergini come Maria. Così ne parla Thomas Merton:

Le point vierge

Al centro del nostro essere c’è un punto di nullità che rimane intatto dal peccato e dall’illusione, un punto di pura verità, un punto o scintilla che appartiene interamente a Dio, che non è mai a nostra disposizione, dal quale Dio dispone della nostra vita, che è inaccessibile alle fantasie della nostra mente e alle brutalità della nostra volontà.

Questo piccolo punto di nullità e di povertà assoluta è la gloria pura di Dio in noi. È, per così dire, il Suo nome scritto in noi, come la nostra povertà, la nostra indigenza, la nostra dipendenza e la nostra figliolanza. E come un diamante puro che risplende della luce invisibile del cielo. È in tutti, e se potessimo vederlo, miliardi di punti di luce simili allo splendore di un sole farebbero svanire ogni oscurità e crudeltà della vita dalla faccia della terra…

Non ho un programma per questa visione: è un dono. Ma la porta del cielo è in ogni luogo.

(Thomas Merton, Diario di un testimone colpevole, 156-157)

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