Della novità di Dio

Celebrando il mistero dell’incarnazione di Dio, si dà normalmente per scontato che Dio ad un certo punto ha deciso di farsi uomo. Sant’Ignazio di Loyola parla del “Consiglio trinitario” in cui si è decisa l’incarnazione, per sopperire al peccato degli uomini e al loro destino infernale. Ad un certo punto, quindi, Dio avrebbe deciso qualcosa di nuovo: l’incarnazione. Ciò vuol dire che Dio passa dalla potenza all’atto, dall’essere “non-incarnato” ad “incarnato”. Quello che non era, è divenuto. Cosicché ora Dio è più Dio di prima. C’è una novità in Dio? Sentiamo ciò che dice Tommaso d’Aquino.

“Il mistero dell’incarnazione non si è attuato per un qualche cambiamento nell’eterna condizione di Dio, ma in quanto egli in maniera nuova si unì a una creatura o meglio unì a sé la creatura” (STh, IIIª q. 1 a. 1 ad 1). Come risulta da questo testo, la “novità” non si predica di Dio, come se Dio si unisse in maniera nuova ad una creatura. No, Dio unì a sé la creatura, è un mutamento della creatura e non di Dio. Con l’incarnazione non c’è un “nuovo” Dio, differente o migliore del Dio precedente. È lo stesso e medesimo, eterno, Dio. Ciò che muta è la creatura, passando da uno stato di “non-unione” ad uno di “unione”. La creatura diventa così quello che non era: unita a Dio.

Se la novità è qualcosa della creatura, il cui fondamento è la mutabilità di cui è costituita essenzialmente, significa che la novità della vita divina è ciò a cui tende la creatura per essenza. Essenzialmente la creatura è definita dalla sua relazione diveniente a Dio, dal suo unirsi sempre più al divino. Allora la creatura è “nuova” quando realizza un po’ di più questa unione con Dio. Ciò che è detto “nuovo” nella Bibbia – cieli e terra nuova, la Nuova alleanza ed anche il Nuovo testamento – non vuole esprimere un supplemento di creazione da parte di Dio, nemmeno l’offerta di un “nuovo” patto con l’umanità, migliore di quello di prima. “Nuova” è detto della risposta creaturale “più piena” di prima.

Gesù incarna la Nuova alleanza non perché in lui Dio ha fatto qualcosa di nuovo rispetto a prima, con il popolo di Israele e l’umanità. È l’umanità che ha fatto qualcosa di nuovo, accogliendo in Gesù in pienezza il Dio dell’unica ed eterna alleanza. I cieli e la terra saranno nuovi poiché questi avranno accolto in pienezza l’alleanza. Il Natale è la celebrazione che l’umanità è chiamata a rinnovarsi nell’amore verso Dio e il prossimo, accogliendo così quell’alleanza di Dio con il creato che in Gesù di Nazareth ha trovato il culmine del suo compimento. Gesù è l’uomo “nuovo” poiché è l’uomo-che-ha-risposto a Dio. In questa risposta radicale e totale, Gesù esprime la sua unione ipostatica o nei termini del NT l’essere Figlio di Dio. Ciò a cui noi tutti e tutte le creature siamo chiamati.

Il Suo è il Nostro Natale.

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