Spirito, Gesù e il Padre

Riprendendo alcune riflessioni di James D. G. Dunn (Rediscovering the Spirit), vorrei proporre una pista di riflessione per riportare la riflessione trinitaria dall’astratto al concreto. Sono solo alcuni accenni che avrò modo in seguito di sviluppare sistematicamente.

Innanzitutto, è fondamentale partire dallo Spirito. Lo Spirito è ciò che è presente principalmente in tre differenti relazioni: tra Gesù di Nazareth e Dio Padre; tra il credente e il Signore Gesù esaltato; ed infine tra i credenti tra di loro. Personalmente, aggiungo anche una quarta dimensione quella cosmica.

Gesù ha dato personalità allo Spirito, la sua personalità. Lo Spirito impersonale, come il Logos impersonale, è ora identificato con Gesù e porta la sua personalità. In altre parole, come lo Spirito è la divinità di Gesù, così Gesù è la personalità dello Spirito.

Ciò solleva naturalmente la questione di quanto sia appropriato parlare di una Trinità piuttosto che di una Binità. Prima dell’incarnazione Logos e Spirito erano difficilmente distinguibili. Dopo l’incarnazione, la divinità di Gesù è divenuta una funzione dello Spirito. E dopo la risurrezione l’umanità risorta di Gesù è divenuta una funzione dello Spirito.

Ciò non toglie che sia subito apparso evidente un elemento “trinitario” nella prima esperienza cristiana. I primi cristiani divennero consapevoli di una duplice relazione: una con Dio come Padre, l’altra con Gesù come Signore; e questo sentire e diventare consapevoli vennero attribuiti allo Spirito. “E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: ‘Abbà, Padre!’”; “Nessuno può dire ‘Gesù è Signore’ se non sotto l’azione dello Spirito Santo” (1Cor 12,3).

Emerge qui un punto di una certa importanza: cioè che lo Spirito gioca il ruolo decisivo in tutto questo. A volte si sentono cristiani dire di aver sperimentato o fare esperienza della Trinità. Ciò non ha senso. Ciò che si sperimenta è lo Spirito è il fatto che ci si rende coscienti del duplice rapporto di filiazione con Dio e di servizio nello Spirito ai fratelli: in questa duplicità (verticale al Padre per mezzo di Gesù Cristo; orizzontale ai fratelli nello Spirito) vive il cristiano. La linea verticale (ad patrem) e quella orizzontale (ad fratres) si incrociano in un punto: Gesù di Nazareth, uomo dello Spirito. Anche noi, con Gesù e nello Spirito, siamo assunti (assieme a tutto il creato) in questa duplice direzionalità: ad Patrem et ad fratres.

Seguendo il teologo olandese Henry van Dusen e il gesuita Piet Schoonenberg, la sequenza – Padre, Figlio e Spirito Santo – deve essere distinta.  La sequenza trinitaria parte dal Padre, Figlio ed arriva allo Spirito Santo; ma il movimento dell’esperienza parte dallo Spirito, va a Gesù per arrivare così al Padre. Senza dubbio l’esperienza ha la precedenza e la dottrina cristiana della Trinità deve fondarsi sull’esperienza dello Spirito, e non su astrazioni che non hanno vita. Astrazioni che tolgono dalla vita in cui pulsa lo Spirito.

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