ἀμέριμνος, nella quiete

  • Verginità – Matrimonio
  • Vita contemplativa – Vita attiva
  • Maria – Marta
  • Clero – Laici
  • Cielo – Terra
  • Su – Giù
  • Dio- Mondo

La parola che Paolo usa nella Prima lettera ai Corinti (7,32) è ἀμέριμνος che tradotto significa, vivere senza preoccupazione, senza ansia. La parola ἀμέριμνος è (= senza) e μέριμνος (da μέριμνα che deriva da merízō, “dividere”, propriamente essere una parte, separata dal tutto. In senso figurato, potremmo dire, che si vive in ansia quando si percepisce la propria persona divisa e in frantumi, spezzata in tante parti, e ancor più separata dall’intero, dal tutto. “Io vorrei che foste senza preoccupazioni” (1Cor 7,32).

Quali dei due poli è meglio e va privilegiato sull’altro? In una prospettiva “duale” (TEISMO) i poli della tensione non vengono decisi e definiti dalla relazione originaria che li tiene insieme. Uno dei due poli determina sia l’altro polo che la relazione tra i poli: ovvero uno dei due poli si definisce come origine e sorgente della relazione e si contrappone al suo altro polo, terminus ad quem, cioè all’oggetto della relazione.

In una prospettiva “non duale” (POST-TEISMO), invece, i poli della tensione vengono decisi e definiti dalla relazione stessa (relatio) che è originaria ed originante i poli (relata) che costituiscono la relazione. Ciò significa che la relazione de-finisce i poli di essa, ne sono la manifestazione ed instanziazione.

Che uno viva la verginità o il matrimonio, è irrilevante o secondario rispetto alla qualità della relazione che è sempre e comunque prioritaria ed è il criterio per decidersi per l’una o per l’altro. E qual è questo criterio? Qual è la relazione originaria che de-cide, ovvero pone la distinzione tra i due lemma della scelta (da cui il dilemma di scegliere)?

È l’amore. Nè la vita contemplativa è migliore o superiore di quella attiva, né viceversa; nè Maria è migliore di Marta perché è stata ai piedi di Gesù e Marta si è data da fare. La parte migliore è “amare”: stare davanti al forno in cucina a preparare il pranzo o stare davanti al tabernacolo in chiesa, l’unum necessarium è “amare”. Scegliere la condizione e lo stato di vita dove posso amare di più.

Così si supera la dialettica ecclesiale tra il clero e il laicato, tra sacerdozio ministeriale e quello battesimale. La relazione del servizio/amore è più fondamentale e determina i carismi e i ministeri all’interno della chiesa.

La salvezza cristiana in una prospettiva post-teista riconosce il cielo dentro il cuore della terra, perché il cielo è la forza, l’energia vitale (spirito) che fa sbocciare il seme dentro le zolle della fragilità terrena. Infine dall’opposizione “in alto” e “in basso” ciò che suggerisce continuamente una spiritualità cristiana non-duale o post-teista è di restare al “centro” e da lì irradiarsi fino alle estremità della circonferenza fino ad ogni essere creato, fino alle più piccole, infinitesimali forme di vita del cosmo.

Centro (Dio) e circonferenza (creato) sono un tutt’uno: Dio e creato sono la sfera dell’essere divino che “fa essere” ogni cosa. Tale sfera rappresenta l’ “intero”che dà “salvezza”: da “salus, solus”, parola che deriva dal greco ὅλος (hólos) e dal sanscrito सर्वताति (sarvátāti), e in italiano è presente anche nel saluto “Salve!” e nel tedesco “Selig” cioè beato.Ciò che “fa essere” ogni cosa è l’Amore.

“Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l’animo in ansia: di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta” (Lc 12,29-31).

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