Osservazione e contemplazione

Questo è un quadro di Van Gogh: il campo di grano.

Possiamo approcciarlo in due modi. Nel modo scientifico e in modo contemplativo.

Nel primo modo sottopongo il dipinto all’analisi scientifica dei suoi componenti chimici. I colori, la tela, l’umidità etc.. componenti misurabili e scientificamente verificabili. Il quadro di Van Gogh “è conosciuto” in questo modo in maniera scientifica. Il quadro “è” le sue componenti chimiche.

Nel secondo modo metto il dipinto sotto lo sguardo contemplativo. Ne colgo la bellezza, l’armonia dei colori e la fragranza delle figure. Il quadro di Van Gogh “è” conosciuto in questo modo in maniera contemplativa. Il quadro “è” bellezza.

In quale dei due modi si dà “veramente” a conoscere il quadro?

La conoscenza scientifica mi dà le componenti chimiche, ma queste non mi dicono nulla sulla bellezza. La conoscenza contemplativa mi dà la bellezza, ma questa non aggiunge nessun ulteriore componente chimico.

Le due conoscenze del quadro sono distinte e non vanno confuse, benché facciano riferimento alla stessa realtà: questo quadro di Van Gogh.

Tutte e due sono conoscenze reali. Ma sono anche vere? Si potrebbe rispondere alla domanda solo se conoscessimo la natura propria ovvero il senso di questo dipinto.

Se so che questo quadro è un dipinto, il senso o la natura vera del quadro è data dalla finalità di un dipinto che non è quella di dischiudere conoscenze scientifiche sulle componenti chimiche dei colori utilizzati ma è di rivelare una totalità eccedente. La chiamerei “trascendenza”. La bellezza è il senso trascendente del dipinto. La natura propria del dipinto è di “rivelare una trascendenza”.

Questa è la conoscenza “vera” del quadro di Van Gogh. Conosco veramente il quadro di Van Gogh quando ne percepisco il senso della trascendenza e non quando ne analizzo le componenti chimiche.

Le conoscenze scientifiche del quadro sono reali ma non vere. Perché ci sia conoscenza “vera” è necessaria una corrispondenza tra conoscente e realtà. Questa “corrispondenza” non è meramente intellettuale ed empatica (livelli necessari) ma ontologica. Conosco “veramente” la realtà quando divento una cosa sola con essa. Conoscere la realtà significa essere e divenire la realtà.

La verità che sono non è il “mio” corpo che percepisce e sente degli oggetti là fuori nel mondo, nella realtà “esterna”, e che l’immaginazione e poi l’intelletto ne introduce la “specie” dentro la mente.

In verità, “io sono” ( = realtà) la relazione che sono ( = verità).

Come suggerisce Riccardo Manzotti: Io sono mondo (https://youtu.be/GEoMhht_PRM).

Ritornando al quadro di Van Gogh, la conoscenza “reale” di questo dipinto è data dall’analisi delle componenti chimiche dei colori, ma la conoscenza “vera” è data dalla realizzazione della relazione a quel dipinto che io sono. Io sono ( = relazione) il dipinto di Van Gogh.

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