Misteri da comprendere

Che hanno in comune Concepimento verginale di Maria, Transustanziazione e filiazione divina?

Tutti e tre rinviano all’epiclesi, l’invio dello Spirito su di una realtà umana. Tuttavia, dobbiamo intendere questa discesa dello Spirito Santo sulla realtà umana (l’uomo Gesù, il pane e il vino, la nostra umanità) non come “trasformazione fisica” ma trans-significazione o disvelamento della realtà di Dio.

Con il concepimento verginale si intende “lo stesso” Mistero della filiazione divina che si ha nel sacramento del Battesimo. Una realtà umana viene ri-significata in un orizzonte divino. Come Gesù, così anche noi siamo stati “concepiti per opera dello Spirito Santo” non nel “seno di Maria” ma nel “seno della Chiesa, nostra Madre”. Come dice Gv 1,12-13: “A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati”. Non è un caso che alcuni manoscritti riportano la dizione al singolare di questo versetto: “il quale non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio è stato generato”, riferendolo a Gesù di Nazareth.

Sia di noi che di Gesù è disceso (EPICLESI) lo Spirito Santo e ci ha inseriti in un orizzonte più ampio della realtà, anzi nell’orizzonte della realtà stessa che è DIO. Come l’orizzonte del mondo è coglibile con la ragione, così l’orizzonte di Dio è coglibile con la fede, nello Spirito Santo. Ma tale “discesa” ( = EPICLESI) non “altera” la realtà fisica del mondo ma la inserisce in un orizzonte più ampio: l’orizzonte di Dio.

È lo stesso che avviene nel mistero eucaristico. Il pane e il vino “diventano” corpo e sangue di Cristo ma non c’è alcuna trasformazione “fisica” delle molecole chimiche del pane e del vino. Il mutamento non è della fisicità (delle specie, che rimangono tali!) ma della sostanza del pane e del vino. Ma che cosa è la “sostanza” se non la realtà “più ampia” di “questo” pane e di “questo” vino?

Sì, sostanza = realtà. Dunque, nell’epiclesi dello Spirito questa realtà “fisica” è compresa in un orizzonte più ampio: quello di Dio. Il pane e il vino “sono” il corpo e il sangue di Cristo. Non è un cambiamento della realtà fisica del pane e del vino, ma un trasferimento del pane e del vino in un orizzonte teologico.

Similmente, va concepito il mistero del concepimento verginale di Maria e della nostra filiazione divina. Non si tratta di un “cambiamento delle leggi di natura” (realtà fisica). Il concepimento di Maria non è di carattere BIOLOGICO così come la transustanziazione non è un evento CHIMICO.

Detto in termini ancora più espliciti. Transustanziazione e Concepimento verginale, l’uno “aristotelice” l’altro “piscatorice”, l’uno filosoficamente l’altro midrashicamente, dicono una realtà “METAFISICA” e non fisica. Parlano della realtà e non dell’apparenza.


Similmente, l’incarnazione del Verbo in Gesù di Nazareth non implica l’alterazione dell’umanità di Gesù (e quindi nostra). Puramente e semplicemente uomo, Gesù è stato assunto in Dio attraverso la discesa dello Spirito (Cristologia dello Spirito o Cristologia dal basso), senza modificarne l’antropologia. Dal punto di vista di Dio (sub specie dei) e quindi dall’eternita, questa discesa dello Spirito è “da sempre” (Preesistenza di Gesù Cristo o Cristologia dall’alto).

Similmente, anche noi “da sempre” siamo figli di Dio nel Figlio di Dio, se ci comprendiamo dal punto di vista di Dio.

Cosa è mai questo “punto di vista di Dio”? È la visione della fede nel suo momento di identità “intenzionale”. Cioè comprendere il mondo e noi stessi “in Dio, nell’orizzonte di Dio”. Tuttavia, Dio è ancora un orizzonte (eccedente quello del mondo) in cui il mondo viene compreso.

La visione della fede nel suo momento di identità “reale” sarà quando comprenderemo il mondo e noi stessi non più “in Dio” ma “come Dio”, pura teofania, “cieli e terra nuova”. Allora saremo come colui che contempleremo. Una cosa sola con Dio. La “nostra” visione coinciderà con la “visione di Dio”. Ci vedremo così come siamo visti.

L’Eucarestia è il Sacramento che ci abitua “in itinere” a questo esercizio di visione. Maria di Nazareth è colei che ha iniziato tale esercizio su di sé (διετήρει πάντα: Lc 2,51).

Un pensiero riguardo “Misteri da comprendere

  1. riesco a comprendere con lucidità tutto ciò che dici ..ciò stà dando una svolta alla mia vita e senso al tempo che sto vivendo .
    la fede nel suo momento di identità “reale” sarà quando comprenderemo il mondo e noi stessi non più “in Dio” ma “come Dio”, pura teofania. sono impaziente ..

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