Ri-toccare la fede.

In tre sensi ben precisi:

1. Ri-toccare la fede, per risentire il TATTO.
Papa Francesco invita ad una EVANGELIZZAZIONE attraverso e dei SENSI, non solo spirituali ma anche fisici. Al centro c’è il TOCCARE poiché chi tocca (soggetto) è allo stesso tempo già toccato. Nel toccare l’identità intenzionale attiva (toccare qualcuno) è anche passiva (essere toccato da qualcuno). L’ identità intenzionale con l’altro e anche reale- Una cosa si diventa. La fede ha perso la centralità della carne, del gesto, del mischiarsi. In tempo di pandemia è aumentato il bisogno di toccare ciò in cui si crede.

2. Ri-toccare vuol dire anche RI-FORMULARE, restaurare e correggere. Fare dei ritocchi perché il volto di Cristo si è deturpato con i vari scandali, il clericalismo nella Chiesa. Ritocchi essenziali, non periferici. Ma non è opera intellettuale o solamente spirituale. Come dicono i tedeschi: Mit Leib und Seele, in carne ed ossa, ritoccare la fede. Ritornare a fare esperienza in “prima” persona e riformulare la fede.

3. Ri-toccare la fede è palpare il corpo di Cristo, accarezzarlo con tenerezza e gentilezza. Sfiorarlo per farlo fiorire di nuovo. Lo spirito diventa carne perché questa possa fiorire.

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Papa Francesco da Fazio a Che Tempo che Fa (6 febbraio 2022)

“Non basta vedere, è necessario sentire, è necessario toccare. Qui entra la psicologia dell’indifferenza, ‘Io vedo ma non mi coinvolgo, non tocco e vado avanti’.

Quando Gesù ci parla di come dobbiamo comportarci col prossimo, ci dice la parabola del buon samaritano; ci parla prima di due persone brave: uno scriba e un dottore della legge, un uomo osservante della legge, che passa, vede e continua; un sacerdote, forse un buon sacerdote, passa, vede e continua. Soltanto un uomo, uno straniero, si ferma, tocca e se ne prende carico.

Ci manca il toccare le miserie e toccare ci porta all’eroicità. Penso ai medici, agli infermieri e infermiere che hanno dato la vita in questa pandemia: hanno toccato il male e hanno scelto di rimanere lì con gli ammalati.

Questo è grande, ma se tu non tocchi… una volta ho letto un articolo molto bello, (che diceva) ‘Il tatto è il senso più completo, più pieno, quello che ci mette la realtà nel cuore. Quando qualcuno viene a consultarmi o a confessarsi, io domando se danno l’elemosina (e rispondono) ‘Sì, sì”; e quando chiedo se quando danno l’elemosina toccano la mano della persona (rispondono) ‘Ah, non so, non me ne sono accorto’; e chiedo se guardano negli occhi quella persona o se guardano da un’altra parte.

Toccare, farsi carico dell’altro. Ma se noi guardiamo senza toccare con le nostre mani cos’è il dolore della gente, non potremo mai trovare una soluzione a questo”.

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