Sedursi-sedarsi-sedersi

L’amore divino-umano è davvero una danza tra chi seduce e chi viene sedotto. All’inizio dell’amore l’amante si fa avanti seducente, ma poi si fa indietro, fa un passo indietro.

Per un breve istante ti ho abbandonata,
ma ti riprenderò con immenso amore.
Ti ho nascosto per un poco il mio volto;
ma con affetto perenne ti amo,
dice il tuo redentore, il Signore.

Isaia 54,7-8

Questo ritirarsi indietro è solo per un momento e il suo scopo è quello di attirarci verso di lui o lei. Fa parte della seduzione: tirarsi indietro, scomparire dall’orizzonte. È un atto di amore, fa parte dell’amore seducente, del condurre a sé (se-ducere), benché non sembri al momento così dall’amato/a. Sembra che il nostro partner si stia ritirando e che rimanga solo il soffrire.

Dio attua questo “ritiro”, “nascondendo la sua faccia”, come viene chiamato da tanti mistici. Dio crea un vuoto dentro a noi stessi che solo Lui può riempire. Quindi Dio aspetta di vedere se ci fidiamo di Lui anche in questa momentanea assenza. In questo “vuoto”, in questa “assenza” di Dio che si è ritirato, sta a noi – solo al nostro desiderio di Dio – invocare la Sua presenza, invocando la Luce nella notte, la pienezza nel nulla. Dio si ritira “per un momento” da noi, lasciando scavare in noi un abisso di nostalgia di Lui, perché alla fine lo spazio immenso creatosi per la sua assenza possa essere riempito della sua presenza. Dio desidera riempire in noi della Sua presenza, ma vuole che questa Sua presenza sia “nostra” cioè scavata in noi stessi, fin nelle viscere più profonde della nostra terra. L’amore di Dio desidera sedimentarsi dentro la nostra umanità (humus, terra: humilitas, umiltà), scavando fin nelle nostre più profonde radici, attraverso la sua momentanea assenza, cosicché questa voragine diventi sempre più spaziosa e ricettiva.

Questo è il tema centrale dell’oscurità, del dubbio necessario (Dio, dove sei?) o di ciò che i mistici chiamano “il ritirarsi dell’amore da parte di Dio”. Sì, ciò produce sofferenza, depressione, inutilità. Sono momenti in cui bisogna compiere atti profondi di fiducia, necessari per entrare in una maggiore intimità con Dio.

Nel cammino interiore dell’anima , “Dio” interagisce con il nostro “io” più profondo, facendo crescere la persona, permettendo e perdonando i suoi sbagli, ma innanzitutto lasciandole perdere la presa sulla propria vita (l’io, l’ego) per assumere sempre più la natura divina (Dio).

L’esperienza del mistico del XX secolo Pierre Teilhard de Chardin riecheggia quella di Giovanni della Croce quattro secoli prima:

Dio non si offre ai nostri esseri finiti come una cosa tutta completa e pronta ad essere abbracciata. Per noi Dio è scoperta eterna e crescita eterna. Più pensiamo di capire Dio, più Dio si rivela diversamente. Più pensiamo di tenere Dio, più Dio si ritrae, attirandoci nelle profondità di Sé .

(Pierre Teilhard de Chardin, L’ambiente Divino).

Nella vita spirituale man mano che si avanza i “sentimenti” spirituali diminuiscono: né consolazione, né desolazione, vengono ormai concessi all’amato/a poiché questo/a sempre più diventa una cosa sola con l’Amante. Per la maggior parte dei giorni bisogna proporsi semplicemente di scegliere di credere, scegliere di amare e scegliere di fidarsi di Dio.

Così hanno fatto Teilhard, Giovanni della Croce, Madre Teresa e innumerevoli altri mistici e santi, e forse alcuni di voi.

Che Dio mi ricompensi, lasciando che sia Dio a ricompensarmi. È in questo lasciar fare a Dio, lasciar essere Dio, che l’anima è sedata nella Quiete e nel Silenzio. È proprio della grazia che opera in noi compiere tutto quello che possiamo e dobbiamo fare, ma siamo noi a compierlo totalmente, poiché “non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Lo sto facendo, eppure non lo sto facendo.Mi è stato fatto, e tuttavia sono io ad averlo fatto. L’ho voluto io, ma è la sua grazia che l’ha voluta in me. L’Orazione di Quiete è il quotidiano esercizio in cui la seduzione divina, sedimentata in noi, porta a sedazione la nostra brama di controllare le situazioni, le persone, noi stessi e Dio. È un semplice sedersi per esser-ci.

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