Dio non è la Totalità degli enti

Con totalità ontica si intende la totalità di questo o di quell’ente. A è non-B, non-C, non-D, etc…  A è la totalità ontica di A. Questa determina l’ente A e l’ente A determina la Tot ontica di A.

La Tot ontica di A, o di B, C, etc… (gen. soggettivo) è la totalità che appare in una sua determinazione. Ma la Tot ontica non è l’apparire della Tot ontologica. Perché l’intero o la totalità di tutti gli enti possa apparire, questa non deve essere determinata. Se fosse determinata sarebbe ontica e quindi sarebbe ancora “ente”, non tanto l’apparizione di un ente, cioè una (particolare e singolare) determinazione, ma di tutti gli enti, di tutte le determinazioni, cioè dell’Ente Sommo, la Somma determinazione: la determinazione di tutte le determinazioni. In linguaggio religioso questo Sommo ente è Dio, o meglio ancora il Dio. L’Ente Sommo o Supremo è il Dio.

Tale modo di intendere la totalità non è ontologico, ma ancora “ontico”. La Tot degli enti, così intesa, è possibile con il contributo di ogni ente e con la loro totalità. Così intesa si comprende perché nella totalità ontica viga una relazione biunivoca tra le parti e queste con il Dio. La totalità di questo o quell’ente, così come di tutti gli enti emerge attraverso la relazione biunivoca tra il tutto e le sue parti. Le parti hanno bisogno del tutto, e il tutto ha bisogno delle sue parti. Si comprende perché la parte è tale – quindi determinata – poiché dipende dal tutto che la determina. Ma è anche vero che il tutto è tale – quindi determinato – poiché dipende dalle parti che lo costituiscono.

Ma la totalità “ontologica” non è la totalità ontica. La totalità ontologica, infatti, nonè determinata. È in-determinata. Proprio perché indeterminata, quindi ni-ente, è totalità che non necessita – in quanto determinata e sommamente determinata – di un ente o degli enti perché sia. È una totalità assoluta, cioè sciolta (ab-soluta) da ogni ente e determinazione. Né questo, né quello. Così come è sciolta dalla totalità ontica di ciò che religiosamente chiamiamo il Dio. È l’Assoluto. In virtù di questa assolutezza e indeterminatezza, la totalità ontologica è Onni-potente non perché più potente di altri enti, o il Sommamente Potente. È Onnipotente poiché fa sì che ogni ente sia potente; è la capacità di essere tutto nell’ente senza sostituirvisi o invadendolo, interferendovi. Dio è tutto in ogni determinazione e nella totalità delle determinazioni, poiché non è né una determinazione, né la totalità delle determinazioni.  Poiché l’Assoluto è Essere, e non Ente (Sommo) – perciò ni-ente –, l’essere di ogni ente è lo stesso essere dell’Assoluto. Deus suum ipsius est et omnium esse (Bernardo di Chiaravalle).

Solo ciò che è determinato “appare”, appunto perché è l’apparizione di qualcosa o qualcuno. Dal punto di vista religioso viene chiamato l’apparire della totalità degli enti, non di questo o di quello, rivelazione divina o meglio ancora rivelazione dell’Ente Sommo, de il Dio. Apparizione di Qualcuno che è il Dio. L’Assoluto – in quanto tale – non appare mai. Ciò che appare è la Sua determinazione, cioè il Dio e il creato. L’Assoluto si determina – appare – nella relatività creativa.  Possiamo quindi affermare che l’Assoluto (con Meister Eckhart direi divinitas, distinguendo così Dio da il Dio, deus) è “relatività assoluta” per il fatto che appare come relatività creativa.

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