Via col vento… Panta rei

Cosa hanno in comune il 10 febbraio 2013 e il 25 giugno 2022? In entrambe le date, ciò che era stato stabilito, è stato cambiato.

Nel 2013 le dimissioni di Papa Benedetto XVI hanno generato un cataclisma nel modo di concepire il Papato. Anzi questo cataclisma si è approfondito per i tradizionalisti e conservatori con l’elezione di Bergoglio al soglio di Pietro, fino al punto che costoro – strenui difensori del Romano Pontefice e di tutto ciò che significa Cattolicesimo papale – hanno dovuto ripensare se stessi e “inventarsi” l’espediente della “vera” Tradizione, in quanto non potevano più considerarsi difensori del Papa. Tuttalpiù potevano solo definirsi “difensori” della “vera” Tradizione, come se fosse possibile che ci sia una “vera” Tradizione cattolica senza il dovuto riconoscimento ossequioso del Romano Pontefice regnante.

Così il 25 giugno 2022 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha abolito la sentenza “Roe v. Wade” con cui nel 1973 era stato legalizzato l’aborto negli Usa. Molti progressisti (in ran parte democratici) hanno protestato dicendo che i diritti civili dei cittadini non possono essere spazzati via per via di votazione. Ma – mi chiedo – non era stata una votazione democratica che aveva permesso attraverso una sentenza approvata democraticamente di mutare una precedente comprensione dei diritti civili? Così potranno anche altre sentenze della Corte suprema essere ribaltate attraverso un simile procedimento democratico: contraccezione e altri diritti della comunità LGBT, compreso il matrimonio omosessuale. Bisogna pertanto difendere i diritti ormai riconosciuti e se sono stati riconosciuti nel passato lo devono anche nel presente e nel futuro.

Nel 2013 il presupposto implicito che un pontefice non poteva dare le dimissioni è stato spazzato via; nel 2022 l’idea che una volta acquisiti dei diritti civili questo vale per sempre. Coloro che nel 1973 invocavano il cambiamento delle norme vigente in materia di aborto (e in seguito contraccezione e matrimonio omosessuale), ora invocano l’intangibilità di questi diritti come se fossero diritti immutabili.  Ma è coerente tutto questo?

Così gli attuali tradizionalisti che dal 2013 ad oggi 2022 hanno continuato a disobbedire al Romano Pontefice e a denigrare il suo Magistero, non potranno più – se venisse eletto un Papa “conservatore” – invocare l’obbedienza al Sommo pontefice da parte degli altri, dato che essi stessi non l’hanno di fatto osservata durante il pontificato di Bergoglio.

Morale della favola? Tutto cambia, nulla permane. Tutto è relazione. Specialmente ciò che “oggi” è vissuto e compreso come “un diritto”, può benissimo tra qualche decennio (se non prima ancora) essere considerato semplicemente qualcosa di “passato”, cioè non più presente e quindi andato via con il flusso delle cose… passato via. Ciò che è stato non crea uno stato, una condizione permanente. Una essenza. In tedesco, il “Gewesen” (stato) non è “Wesen” (essenza).

Si tratta della relatività di ogni cosa, per cui se oggi (t1) riconosco (o riconosciamo per via di maggioranza) con tutta coscienza che qualcosa è giusto o ingiusto, domani (t2) potrà essere considerato passato.

I diritti civili hanno bisogno di essere “continuamente” vissuti e argomentati, altrimenti passano via dalla coscienza del presente come qualcosa di passato (Gewesen),  non più essenziale (Wesen).

Così è anche per il papato e per tutto ciò che riguarda la fede cristiana. Se non è continuamente vissuta e argomentata, anche questa passa via dalla coscienza dei credenti come qualcosa di passato e non più essenziale.  

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