Monismo relativo e Vito Mancuso

Alcuni giorni fa mi è stato presentato da un frequentatore del mio blog e delle mie pagine FB questo estratto dal libro di Vito Mancuso, Il principio passione. È uno stralcio che credo sintetizzi la posizione di Mancuso e richiama le linee di fondo della teologia del processo e del teismo aperto e relazione. È un libro del 2014… Quindi è uscito molto prima delle mie riflessioni sul Monismo relativo (iniziate intorno al 2020). Vi propongo il brano.

«Il Dio personale, se è davvero personale, cioè libero, creativo e non necessitato, non può essere né onnisciente né onnipotente. Lo era prima della creazione, nella dimensione dell’eternità, senza tempo e senza spazio, quand’era veramente “assoluto”, cioè sciolto (ab-solutus) da ogni relazione, privo di legami e quindi veramente onnipotente, onnisciente, onniveggente… onni-tutto. Ma la decisione di creare ha significato al contempo l’abbandono dell’assolutezza e di tutti gli onni che ne conseguono, la rinuncia alla pienezza del potere a favore dell’autonomia dell’essere creato. L’assoluto ha così cessato di essere tale, per diventare Dio, o meglio il Dio, il Signore di un mondo con cui giungere ad avere un rapporto di comunione, di alleanza, di amore. […] Questo è il Dio in cui credo. Credo in un Dio che prende così sul serio l’alleanza col mondo da essere coinvolto nel processo vitale mediante cui il mondo si fa, un Dio che si pone al servizio del mondo per farne scaturire mediante un ininterrotto processo il “regno di Dio”. Credo in un Dio che, proprio come Gesù quella sera depose le sue vesti e prese a lavare i piedi ai discepoli, al momento della creazione depose la sua assolutezza e istituì quale assoluto non più se stesso, ma se stesso in comunione con il mondo, cioè il regno di Dio.

Il regno è “Dio + mondo” ed è questo, cristianamente parlando, il vero assoluto, cioè la relazionalità totale dell’amore. In seguito all’incarnazione, Dio diviene un pezzo di mondo, e quindi l’assoluto non è più Dio in sé, ma Dio insieme al mondo, Dio “tutto in tutti” (1Corinzi 15,28).

Credo altresì in un Dio che legandosi al mondo rimane al contempo sempre al di là del mondo, e che, con questo suo essere al di là, opera come una specie di attrattore cosmico verso cui il mondo si orienta e orientandosi produce evoluzione, e verso cui la mente umana si orienta e orientandosi produce bene e giustizia, andando a sanare laddove è possibile le ingiustizie che scaturiscono […]”

Vito Mancuso, Il principio passione, Garzanti 2014, 423ss

È un brano molto chiaro e come è nello stile di Mancuso presenta in maniera nitida il punto della questione. In sintesi. Il Dio “assoluto” (cioè senza creazione) quando ha deciso di creare il mondo ha “abbandonato” gli attributi dell’assolutezza (onni-potente, sciente, presente, etc…). Da assoluto è diventato “relativo”. Quindi limitato. Così si è reso capace di coinvolgersi al nostro destino di creature: creatura tra le creature, uomo con gli uomini. In definitiva questo è il centro della fede cristiana. Il regno (= l’evento Gesù, la Buona Notizia, il Vangelo) è appunto: “Dio + mondo”. Questa è l’idea centrale di questo brano. Tuttavia, il brano termina con questa annotazione: “Dio, legandosi al mondo, rimane al contempo sempre al di là del mondo”. In definitiva. “Dio + mondo” non dice tutto di Dio. C’è qualcosa d’oltre-Dio. Per cui si può dire che la posizione di Mancuso è “pan-en-teista” (e non panteista). Ma allora mi chiedo. Così dicendo, non si recupera alla fine quell’assolutezza che si negava all’inizio? Certo, è un’assolutezza precisata. Si tratta dell’assoluto “relativo”. Paradosso questo certo.

Il Monismo relativo tenta di risolvere questa “aporia” di Mancuso (ma non è solo la sua aporia, è anche dei teologi del processo) che è di rimettere in Dio quanto prima era stato negato. In definitiva: tra Dio e mondo non si dà relazione simmetrica e biunivoca. L’equazione con cui presento di solito il Monismo relativo è, x = x + y. In termini mancusiani, il regno (Dio + mondo) è Dio stesso. Dio = Dio + mondo. La creazione del mondo o il regno di Dio (x + y) non aggiunge nulla a Dio (x), per cui non ha senso dire che Dio era assoluto e poi non lo è più! Se Dio è Dio, lo è prima, ora e poi… Anzi parlare così di Dio (prima-ora-poi) è insensato! Infatti, quel Dio dell’inizio (assoluto) “non” sarebbe più il Dio divenuto. Come predicare, invece, il “regno di Dio” senza che questo non abbia nulla a che fare con l’assoluto? Affermando che l’assoluto è strutturalmente “relazione” al creato. L’essenza di Dio è eternamente la sua relazione al mondo (deus suum ipsius et omnium esse). Ciò è possibile in virtù del principio di creazione inteso propriamente come espressione della causa “esemplare” di Dio e non originariamente della causa “efficiente”. Il mondo è – in tal senso sub specie dei – “eterno” poiché non aliud rispetto a Dio. Solamente rispetto alla mente finita, quindi a noi (sub specie hominis), Dio è aliud, oltre-senza-relazione. Assoluto sterile e non fecondo (relativo).

Ritengo, a questo punto, che gli attributi divini (onni-scienza, onni-potenza, onni-presenza, etc…) piuttosto che essere “negati” dell’essenza divina vadano “partecipati” e “distribuiti” alle creature.

  • Affermare che Dio è onni-potente, significa che Dio rende tutte (onni-) le creature potenti di creare se stesse.
  • Affermare che Dio è onni-presente, significa che Dio è presente in tutte (onni-) le creature.
  • Affermare che Dio è onni-sciente, significa che la consapevolezza di Dio o la Mente di Dio (lo Spirito di Dio) pervade di Sé tutte (onni-) le creature.

La dottrina teologica della debolezza, umiltà, ritrarsi (tzim-tzum) di Dio non è altro che un modo di esplicitare la relatività creata dell’essenza divina. La traccia trinitaria di Dio nel creato.

Un pensiero riguardo “Monismo relativo e Vito Mancuso

  1. sono perfettamente d’accordo : l’assoluto è strutturalmente “relazione” al creato . e L’essenza di Dio è eternamente la sua relazione al mondo. Solo non ho capito quando dici : il Monismo relativo è x = x + y. In termini mancusiani, (invece) il regno (Dio + mondo) è Dio stesso. Dio = Dio + mondo. … sembra la stessa affermazione …

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