
L’incontro di Gesù con la donna sirofenicia (cf Mc 7,24-30; Mt 15,21-28). Qual è la lettura più corretta? Quella dei cattolici “ortodossi” (Gesù mette alla prova la fede della donna) o dei cattolici “progressisti” (Gesù si lascia ‘convertire’ da una donna, impara da una donna)?
Sia gli uni che gli altri retroproiettano nei Vangeli l’immagine di Gesù che lo Spirito del Signore Risorto ispira alla Chiesa. Il Vangelo di Matteo retroproietta il dibattito in corso delle prime comunità giudeo-cristiano sull’opportunità di accogliere pagani nella comunità cristiana benché non siano “ebrei” circoncisi, i cattolici “ortodossi” retroproiettano ciò che la Lettera agli Ebrei dice sull’assenza di peccato in Gesù (Eb 4,15) e confermano le formulazioni di Calcedonia.
CHI HA RAGIONE? Il vero Gesù in cui io credo è il Gesù vivo nella Tradizione della Chiesa, ma la Tradizione non è un corpo morto o un volume polveroso custodito nell’Archivio Vaticano ma un organismo vivo mosso dallo Spirito del Signore Risorto.
Il Gesù storico era un rigido e un peccatore? Il Gesù storico era senza peccato e mite? Sono domande a cui Matteo NON risponde, perché risponde ad un problema specifico che al suo tempo si verificava nella sua comunità. Penso che il Gesù storico – come predicatore e profeta apocalittico – NON si preoccupasse dei pagani ma delle pecore perdute di Israele. Questa è la Sua missione: guarire i malati. Ciò che troviamo in Gesù e che lo rende aperto ai pagani è già custodito nel Primo Testamento. Ciò che Gesù pensava dei pagani è ciò che gli insegna la Torà. Gesù senza peccato è un costrutto dogmatico del V e VI secolo. NON è il Gesù storico ma è quel Gesù Risorto e vivo nello Spirito all’interno della comunità cristiana.
Il “CRISTO” ( = Risorto) che è Gesù, è “PIÙ” del Gesù storico ma non è “altro” da quello. Come il bruco “non è” la farfalla, così il Gesù storico non è TOTALMENTE identico con il Gesù risorto o Cristo, ma la farfalla è quel bruco divenuto farfalla. Ma il Gesù risorto e vivo è quel Gesù storico divenuto “più” con la risurrezione. Il CRISTO è più di GESÙ
Capisco l’intenzione con cui si vuole affermare l’umanità di Gesù, tuttavia – a mio parere- bisognerebbe saper ben distinguere “umanità” di Gesù come condizione umana della sua persona dal Gesù “umano” nel senso di attributo, tipo: come è “umano” Gesù. In inglese è più facile distinguerli: “HUMAN BEING” ( = UMANITÀ, sostantivo) e “BEING HUMAN” ( = umano, aggettivo). Sono d’accordo con te fino in fondo che Gesù sia “UOMO” radicalmente uomo! Condizionato da una cultura, etnicità, storicità e geografia. Per quanto riguarda invece il “being human” (umano, aggettivo) dipende molto dal tempo e dalla cultura in cui lo si afferma di Gesù. È umano il Gesù che abbraccia i bambini, che accoglie lo straniero e impara da una donna, per giunta pagana e straniera e impura. Quanto è “umano” questo Gesù! Ma i due tipi di umanità – sostanziale e predicativo – non si identificano.
Tanto Gerd Theissen che John P. Meier affermano che la storia dell’incontro di Gesù con la Sirofenicia non sia mai successo. Meier dice:
“la storia della donna sirofenicia è così intrisa di teologia missionaria cristiana e di interessi missionari cristiani che la conclusione più probabile è che si tratti di una creazione della prima generazione cristiana” (J. P. Meier, Un ebreo marginale, vol. 2, p. 790).
Bisogna quindi far risalire le origini della storia ai primi dibattiti cristiani sulla legittimità della missione ai gentili. La questione dell’umanità di Gesù è intimamente connessa all’ebraicità di Gesù e quanto di essa vada affermata. Il vero homo è vere iudaicus, ma il vere iudaicus non è tout court “vere humanum”.
Dunque radicalmente si afferma l’umanità di Gesù proprio dicendo che il Gesù storico intendeva in maniera “ristretta” la sua missione. La lettura della sua umanità (nel senso di aggettivo) ,per cui si vede in Gesù qualcuno che è umano (ed umile) e sa cambiare idea e prospettiva e imparare da una donna, è una lettura “legittima” e “provocante” ma è anche soggetta a vedere in Gesù quegli aspetti di umanità che sono per il nostro tempo tali. Questa lettura corre gli stessi rischi con cui si è detto che non avendo Gesù scelto donne tra i suoi apostoli allora le donne non possono essere ordinate. In ambedue i casi si rischia di proiettare nel passato gesuano il nostro presente culturale e le sue aspettative. Dunque d’accordo radicalmente che Gesù è uomo fino in fondo ma così come si rivela all’analisi storico-critica. Per quanto riguarda la sua “umanità” (nel senso del predicato), questa è opera dello Spirito che ci rende continuamente “contemporanei” non tanto a quel Gesù del passato (Gesù ebreo) ma al Gesù risorto, il Cristo vivo nel presente. Per questo posso diventare “più umano” di Gesù stesso, certamente non è divenendo ebreo come lui che divento più umano!





