
«Per avanzare, non tutte le direzioni sono buone. Ma una sola fa salire, quella che conduce a una maggiore sintesi e a una maggiore unità per mezzo di una maggiore organizzazione.
Via quindi, anche qui, i puri individualisti, gli egoisti. che ritengono di potersi· sviluppare escludendo o diminuendo i loro • fratelli, individualmente, nazionalmente o razzialmente. La vita porta verso l’unificazione. La nostra speranza sarà operante solo se si esprimerà in una maggiore coesione e in una maggiore solidarietà umana»
(Pierre Teilhard de Chardin, L’avvenire dell’uomo, 117-118).
Peter Thiel sostiene che il mondo stia vivendo una fase di stagnazione tecnologica. Secondo lui, tra il 1750 e il 1970 il progresso è stato estremamente rapido: sono nate tecnologie che hanno cambiato radicalmente la vita umana, come le ferrovie, le automobili, gli aerei, l’energia nucleare e le missioni spaziali. Dopo gli anni Settanta, invece, il ritmo del progresso reale sarebbe rallentato molto. Oggi vediamo innovazioni soprattutto nel mondo digitale, come internet, software e intelligenza artificiale, ma nel mondo fisico – infrastrutture, energia, trasporti, medicina – i cambiamenti sono molto meno radicali rispetto al passato.
Secondo Thiel, le tecnologie recenti sono importanti ma non hanno trasformato la vita quotidiana quanto le grandi innovazioni del Novecento. Internet e l’intelligenza artificiale possono creare nuove aziende e aumentare la produttività, ma non è chiaro che siano sufficienti per far uscire la civiltà da questa stagnazione. Per esempio, non abbiamo ancora colonie spaziali, cure definitive per malattie come l’Alzheimer o grandi rivoluzioni nei trasporti. In altre parole, gran parte del progresso si è concentrato nei “bit” (informazione digitale) piuttosto che negli “atomi” (il mondo fisico).
Una delle cause di questo rallentamento, secondo lui, è culturale. Le società occidentali sono diventate molto più avverse al rischio rispetto al passato. Dagli anni Settanta in poi si sono moltiplicate le regolazioni, la burocrazia e la paura dei possibili effetti negativi delle nuove tecnologie, soprattutto in campo ambientale o sanitario. Questo ha reso più difficile sperimentare idee radicali o sviluppare grandi progetti scientifici e tecnologici. Università, istituzioni e sistemi di ricerca tenderebbero a diventare più conformisti e meno disposti a prendere rischi.
Thiel sostiene anche che la stabilità delle società moderne dipende molto dalla crescita e dal progresso. La classe media esiste perché le persone si aspettano che i loro figli vivano meglio di loro. Quando questa aspettativa scompare, cresce la frustrazione sociale e aumentano le tensioni politiche. In questo contesto possono emergere movimenti populisti o figure politiche che promettono di rompere il sistema esistente. Secondo lui, parte del successo di queste figure deriva proprio dalla sensazione diffusa che il sistema economico e tecnologico sia bloccato.
Riguardo all’intelligenza artificiale, Thiel mantiene una posizione relativamente prudente rispetto ad altri leader della Silicon Valley. Ritiene che l’AI sarà probabilmente una tecnologia importante, paragonabile a internet negli anni Novanta, capace di generare nuove imprese e miglioramenti economici. Tuttavia non è convinto che porterà automaticamente a una trasformazione totale della società o a una nuova era di progresso generale. Potrebbe migliorare alcune aree ma non risolvere i problemi più profondi.
Per Thiel il vero limite potrebbe non essere la mancanza di intelligenza o di tecnologia, ma il modo in cui la società è organizzata. Anche con persone molto intelligenti o con sistemi di intelligenza artificiale avanzati, il progresso potrebbe restare bloccato se le istituzioni sono troppo rigide, se la cultura è troppo conformista o se la burocrazia impedisce sperimentazioni radicali.
Nella parte finale dell’intervista introduce anche una riflessione più filosofica e religiosa. Parla del rischio di un sistema globale sempre più centralizzato e autoritario che potrebbe nascere con la giustificazione di proteggere l’umanità dai rischi tecnologici, come l’intelligenza artificiale, le armi o il cambiamento climatico. In questa visione, il pericolo non sarebbe tanto una tecnologia fuori controllo, ma un sistema politico mondiale che usa la paura delle catastrofi per giustificare un controllo sempre più totale sulla società. Secondo Thiel, il vero rischio per il futuro potrebbe quindi essere una combinazione di stagnazione tecnologica e crescente controllo politico globale.
“Il destino dell’umanità e la possibilità della sua trasformazione rappresentano uno dei grandi temi del pensiero contemporaneo. Da un lato emerge il desiderio che la specie umana continui a esistere; dall’altro, si riconosce che l’umanità è segnata da problemi profondi che sembrano richiedere soluzioni radicali. In questo contesto si colloca il transumanesimo, una corrente di pensiero che propone il superamento dei limiti biologici dell’essere umano attraverso la scienza e la tecnologia.
L’ideale transumanista immagina una trasformazione radicale della condizione umana. Il corpo naturale potrebbe essere modificato, migliorato o persino sostituito con forme di esistenza più avanzate, capaci di prolungare indefinitamente la vita e di potenziare le capacità mentali e fisiche. Secondo questa prospettiva, il cambiamento dell’essere umano non dovrebbe limitarsi ad aspetti superficiali o parziali. Alcune trasformazioni contemporanee dell’identità e del corpo, come il cambiamento dell’aspetto esteriore o interventi chirurgici sugli organi sessuali, vengono talvolta citate come esempi di mutamento. Tuttavia, nella prospettiva transumanista queste trasformazioni appaiono modeste rispetto all’obiettivo più ambizioso: la modifica dell’intero organismo umano, compresi il cuore, la mente e tutte le strutture del corpo.
Curiosamente, anche alcune tradizioni religiose formulano una critica simile, ma da un punto di vista diverso. Nell’ortodossia cristiana, ad esempio, si può sostenere che il progetto transumanista non sia abbastanza radicale, poiché si limita alla trasformazione del corpo e trascura la dimensione più profonda dell’essere umano: l’anima. Secondo questa visione, la vera trasformazione non riguarda soltanto il corpo fisico, ma l’intera persona, compresa la dimensione spirituale.
Da questa prospettiva emerge anche un possibile rapporto positivo tra religione e scienza. La fede non dovrebbe necessariamente opporsi al progresso scientifico. Al contrario, l’idea di provvidenza divina può includere il fatto che l’umanità, nel corso della storia, abbia compiuto progressi straordinari e realizzato conquiste che sarebbero state impensabili per le generazioni precedenti. La scienza e la tecnologia diventano così parte del percorso attraverso cui l’umanità sviluppa le proprie potenzialità.
Tuttavia, nella prospettiva cristiana la trasformazione ultima dell’essere umano non può essere prodotta esclusivamente dai mezzi tecnici. Il cristianesimo promette una forma di perfezione che coinvolge sia il corpo sia l’anima, ma come risultato della grazia divina. Il tentativo di raggiungere questa perfezione unicamente attraverso macchine e tecnologia rischia invece di generare scenari distopici, nei quali l’uomo tenta di costruire autonomamente la propria salvezza.
Un elemento interessante riguarda anche il concetto di “natura”. In alcune interpretazioni della tradizione biblica si osserva che il termine stesso non occupa un ruolo centrale nei testi dell’Antico Testamento. L’ispirazione giudeo-cristiana non consiste tanto nell’accettare la natura come realtà immutabile, quanto piuttosto nel superarla. Nella visione cristiana, infatti, la condizione naturale dell’essere umano è segnata dalla caduta e dall’imperfezione: l’uomo è una creatura fragile e moralmente limitata. Proprio per questo motivo egli è chiamato a trascendere tale condizione.
Con l’aiuto divino, l’essere umano può superare i propri limiti e trasformarsi profondamente. In questo senso, sia il transumanesimo sia la tradizione cristiana condividono l’idea che l’uomo non sia una realtà definitiva e immutabile, ma un essere aperto alla trasformazione. La differenza fondamentale riguarda il modo in cui questa trasformazione dovrebbe avvenire: attraverso la tecnologia e l’ingegneria del corpo, secondo il transumanesimo; attraverso la trasformazione spirituale e la grazia divina, secondo la visione cristiana”
(Peter Thiel: https://youtu.be/vV7YgnPUxcU?si=QapCY_0w3gBHZdQ6)





