Una metafisica senza sostanza
Abstract
Il presente articolo ricostruisce l’architettura argomentativa del realismo strutturale ontico (Ontic Structural Realism, OSR) elaborato da Steven French nella sua opera più sistematica, The Structure of the World: Metaphysics and Representation (Oxford University Press, 2014). Si esaminano le motivazioni epistemologiche dell’OSR, la sua genealogia filosofica in Cassirer ed Eddington, la determinazione ontologica della nozione di struttura e le sue conseguenze più radicali riguardo allo statuto degli oggetti, delle proprietà e della causalità. Si conclude discutendo la posizione di French rispetto alla tesi, spesso associata allo strutturalismo radicale, secondo cui esisterebbero relazioni senza relata.
Parole chiave: realismo strutturale ontico; metafisica della struttura; Steven French; meccanica quantistica; dipendenza ontologica.
Introduzione
Nel panorama della filosofia della scienza contemporanea, poche proposte hanno tentato con altrettanta radicalità di ripensare i rapporti fondamentali tra oggetti, proprietà e relazioni quanto il realismo strutturale ontico (Ontic Structural Realism, OSR) elaborato da Steven French. Nella sua opera più sistematica, The Structure of the World: Metaphysics and Representation (Oxford University Press, 2014), French sviluppa una tesi tanto semplice nella formulazione quanto dirompente nelle conseguenze: la realtà fondamentale non è costituita da oggetti che successivamente intrattengono relazioni tra loro, bensì dalla struttura relazionale stessa, rispetto alla quale gli oggetti risultano ontologicamente dipendenti, se non del tutto eliminabili.
Questo articolo ricostruisce l’architettura argomentativa del libro, evidenziandone le motivazioni epistemologiche, la genealogia filosofica e le conseguenze metafisiche più radicali.
1. Il rovesciamento della metafisica bottom-up
Il punto di partenza polemico di French è la metafisica cosiddetta bottom-up, ossia il modo spontaneo con cui il senso comune — e buona parte della tradizione filosofica analitica — concepisce il mondo: prima gli oggetti individuali, dotati di proprietà intrinseche, poi le relazioni che tali oggetti vengono a intrattenere reciprocamente. Questo schema, adeguato forse alla fenomenologia degli oggetti macroscopici della vita quotidiana, diventa secondo French inadeguato quando applicato alla fisica fondamentale.
In alternativa, French propone una metafisica top-down: si parte dalle nostre migliori teorie scientifiche, assumendo seriamente le strutture che esse presentano, invece di proiettare su di esse categorie metafisiche mutuate dall’esperienza ordinaria. Ne consegue un’inversione dell’ordine di dipendenza ontologica classico. Se lo schema tradizionale procede da oggetti a proprietà, da proprietà a relazioni, e da relazioni a struttura, l’OSR capovolge la sequenza: è la struttura a essere primaria, mentre relazioni, proprietà e infine oggetti ne costituiscono livelli derivati.
2. Le tre motivazioni per il realismo strutturale
L’edificio argomentativo dell’OSR poggia su tre problemi classici del dibattito sul realismo scientifico.
Il primo è la meta-induzione pessimistica: la storia della scienza mostra un susseguirsi di entità teoriche abbandonate — l’etere luminifero, il calorico, il flogisto — che mette in crisi la fiducia ingenua nell’esistenza delle entità postulate dalle teorie attuali. French osserva tuttavia che, attraverso i mutamenti teorici, ciò che tende a permanere non sono gli oggetti postulati, ma determinate strutture matematiche, relazioni, leggi e simmetrie di ordine superiore. Questa continuità strutturale, piuttosto che ontologica in senso oggettuale, diventerebbe il fondamento più solido per un realismo scientifico difendibile.
Il secondo argomento riguarda la sottodeterminazione metafisica della meccanica quantistica: la stessa teoria fisica risulta compatibile con interpretazioni metafisiche alternative e reciprocamente incompatibili delle particelle subatomiche — come individui dotati di identità primitiva, oppure come non-individui privi di essa. Se la fisica non è in grado di arbitrare tra queste opzioni metafisiche, secondo French converrebbe arretrare verso ciò che tali interpretazioni condividono, ossia la struttura relazionale comune, anziché aggiungere alla teoria fisica un impegno sostanzialistico ulteriore e sottodeterminato.
Il terzo motivo è quella che French chiama la Chakravartty’s Challenge: la semplice dichiarazione di un impegno realista verso la struttura, senza ulteriori precisazioni, rischia di rimanere uno slogan vuoto. È necessario specificare che cosa sia, ontologicamente, questa struttura. Da qui l’esigenza — che percorre l’intero libro — di costruire non un OSR meramente epistemologico o strumentale, ma una vera e propria metafisica della struttura.
3. La genealogia cassireriana ed eddingtoniana
Un aspetto di particolare interesse storiografico del libro è il tentativo di French di radicare l’OSR in una tradizione filosofica precedente, individuata soprattutto in Ernst Cassirer e Arthur Eddington. Secondo questa ricostruzione, le rivoluzioni della relatività e della meccanica quantistica avrebbero mostrato come concetti quali simmetria, invarianza e gruppo diventino più fondamentali della rappresentazione classica delle cose in termini di sostanze dotate di attributi. Lo sviluppo della teoria dei gruppi nella fisica quantistica, attraverso i contributi di Weyl e Wigner, avrebbe fornito lo strumento matematico per esprimere rigorosamente queste strutture invarianti.
Il punto filosofico decisivo che French trae da Cassirer è che ciò che permane attraverso il mutamento fisico non è necessariamente la “cosa”, bensì la struttura delle trasformazioni e delle invarianti. Si tratta del passaggio da una metafisica della sostanza a una metafisica della funzione e della relazione — una transizione che colloca l’OSR in continuità con un filone del neokantismo scientifico piuttosto che con l’empirismo logico o il realismo delle entità inosservabili di stampo più tradizionale.
4. La natura della struttura: tra fisica e rappresentazione matematica
Il nucleo teorico più delicato del libro riguarda la determinazione di che cosa sia, propriamente, una struttura. French rifiuta esplicitamente l’identificazione semplicistica tra struttura e apparato matematico: occorre distinguere la struttura fisica del mondo dai mezzi — teoria degli insiemi, morfismi, Ramsey sentences — mediante i quali tale struttura viene rappresentata. Le leggi e le simmetrie delle teorie fisiche presentano la struttura del mondo, mentre gli strumenti matematici la rappresentano: la conflazione tra i due piani costituirebbe un errore categoriale che French intende evitare, respingendo così l’equazione ingenua secondo cui realtà e matematica coinciderebbero senza residui.
La struttura di cui parla French è dunque una struttura fisica concreta, non un’astrazione puramente matematica. In una delle formulazioni più incisive del libro, il sistema quantistico non esisterebbe indipendentemente dalla struttura, ma coinciderebbe con essa:
Il sistema quantistico non esiste indipendentemente dalla struttura: esso è quella struttura.
Ciò che appare, nel linguaggio ordinario della fisica, come “un sistema di oggetti in relazione” deve essere riconcettualizzato come struttura relazionale ontologicamente prioritaria rispetto ai suoi presunti costituenti oggettuali — un passaggio che può essere considerato il cuore filosofico dell’intera opera.
5. L’eliminabilità degli oggetti e la tesi della dipendenza ontologica
Occorre precisare, tuttavia, che la posizione di French non equivale a una negazione semplicistica dell’esistenza degli oggetti nel discorso ordinario. Affermazioni come “questo è un elettrone” o “questo tavolo esiste” restano perfettamente legittime. Ciò che è in discussione non è la verità di simili enunciati al livello del linguaggio quotidiano o scientifico-descrittivo, ma il loro statuto al livello dell’ontologia fondamentale.
La tesi centrale è dunque una tesi di dipendenza ontologica: l’oggetto dipende dalla struttura, mentre la struttura non dipende dall’oggetto concepito come sostanza autonoma e preesistente. Gli oggetti, in questa prospettiva, diventano configurazioni, nodi o manifestazioni locali della struttura complessiva, e possono continuare a essere impiegati nel discorso senza per questo essere reintrodotti come costituenti fondamentali della realtà.
6. Il secondo rovesciamento: dalle leggi alle proprietà
Un ulteriore e più radicale capovolgimento riguarda il rapporto tra oggetti, proprietà e leggi. Contro lo schema tradizionale — secondo cui un oggetto possiede certe proprietà intrinseche e, in virtù di queste, si comporta in conformità a determinate leggi — French propone di invertire la direzione della dipendenza: sono le leggi e le simmetrie a fondare le proprietà, e non viceversa.
Da questa inversione emerge la forma matura della teoria di French, denominata modal structuralism. La struttura del mondo non viene concepita come una rete statica di relazioni attuali, ma come intrinsecamente modale: essa comprende possibilità, necessità, vincoli e relazioni di dipendenza. Leggi e simmetrie non si limitano a descrivere dall’esterno il comportamento di oggetti già costituiti, ma appartengono costitutivamente a ciò che gli oggetti stessi sono. La risposta più compiuta alla domanda “che cos’è la struttura?” può essere quindi formulata come segue: struttura equivale a leggi, simmetrie, relazioni di dipendenza e modalità primitiva insieme considerate.
Le simmetrie, in particolare, giocano un ruolo di primo piano in quanto esprimono ciò che rimane invariante attraverso determinate trasformazioni, “tenendo insieme” — per riprendere ancora Cassirer — la rete di relazioni espresse dalle leggi, senza tuttavia costituire una sorta di causa sovraordinata rispetto a esse. Il concetto chiave rimane quello di dipendenza: i fenomeni dipendono dalle leggi, e le relazioni espresse dalle leggi sono a loro volta strutturate dalle invarianti espresse dalle simmetrie. Ne risulta una configurazione gerarchica ma non sostanzialistica della realtà, che procede dalla struttura modale alle leggi e simmetrie, da queste a relazioni e proprietà, e infine agli oggetti — collocati non più all’origine, ma al termine del processo ontologico.
7. Il problema della causalità
Un’obiezione naturale a questa impostazione riguarda lo statuto della causalità: se si eliminano gli oggetti sostanziali, chi o che cosa causa che cosa? French affronta direttamente l’idea, diffusa nella metafisica analitica contemporanea, secondo cui la causalità richiederebbe oggetti sostanziali che fungano da “sede” (seat) delle capacità causali. La risposta dell’OSR consiste nello spostare l’attenzione dalle sostanze alle dipendenze strutturali: non si tratta di sostituire alle sostanze un’oscura super-relazione, ma di ricostruire causalità, proprietà e comportamento all’interno della rete strutturale e modale descritta dalla fisica stessa.
8. Oltre la fisica: teoria dei campi e biologia
Gli ultimi capitoli del libro saggiano la tenuta dell’OSR al di là del caso paradigmatico della meccanica quantistica non relativistica. Nell’ambito della teoria quantistica dei campi, French affronta il problema delle rappresentazioni unitariamente inequivalenti, sostenendo che l’apparente pluralità ontologica che ne deriva può essere ricondotta a strutture più profonde, in cui simmetrie e modalità giocano ancora un ruolo centrale.
Più cautamente, French tenta anche un’estensione dell’approccio alla biologia, dominio in cui l’assenza di un apparato di leggi fondamentali paragonabile a quello della fisica rende l’operazione più problematica. Tuttavia, problemi classici come l’identità dei geni, l’individualità biologica e l’eterogeneità del concetto stesso di organismo sembrano suggerire, anche in questo ambito, che l’ontologia degli oggetti non sia così fondamentale come l’intuizione naturale porterebbe a supporre.
Conclusione: relazioni senza relata?
Il movimento complessivo dell’opera di French può essere sintetizzato come il passaggio da una metafisica tradizionale, organizzata secondo la sequenza sostanza–proprietà–relazione–legge, a una metafisica strutturale organizzata secondo la sequenza inversa: struttura modale–leggi e simmetrie–proprietà e relazioni–oggetti. Il messaggio filosofico di fondo non si limita ad affermare l’importanza delle relazioni accanto agli oggetti, ma sostiene la tesi ben più forte della priorità ontologica della struttura relazionale rispetto ai relata intesi come entità autonomamente costituite: gli oggetti non entrano in una struttura dopo essere già divenuti ciò che sono, ma è precisamente la struttura a determinare ciò che essi possono essere.
In questo senso, l’OSR di French si presenta come una posizione più raffinata rispetto alla formula, spesso associata a un certo strutturalismo radicale, secondo cui “esistono relazioni ma non esistono termini”. Il punto decisivo, per French, non è negare realtà ai relata, quanto piuttosto negare che essi possiedano priorità ontologica sulla relazione. La struttura, in altre parole, può essere fondamentale mentre gli oggetti restano derivati — “oggetti sottili”, secondo l’espressione impiegata nella versione più moderata dell’OSR — o, nella variante più radicale della teoria, del tutto eliminabili dal livello dell’ontologia fondamentale.
Bibliografia
French, S. (2014). The Structure of the World: Metaphysics and Representation. Oxford: Oxford University Press.
Cassirer, E. (1910). Substanzbegriff und Funktionsbegriff. Berlin: Bruno Cassirer.
Eddington, A. S. (1928). The Nature of the Physical World. Cambridge: Cambridge University Press.
Ladyman, J., & Ross, D. (2007). Every Thing Must Go: Metaphysics Naturalized. Oxford: Oxford University Press.
Chakravartty, A. (2007). A Metaphysics for Scientific Realism: Knowing the Unobservable. Cambridge: Cambridge University Press.
Worrall, J. (1989). Structural Realism: The Best of Both Worlds? Dialectica, 43(1–2), 99–124.