Gesù: salvatore unico?

Quale modello di mediazione di salvezza ha Gesù in un paradigma post-teista?

Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno». Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui. 
(Gv 7,37-39)

È un modello che concepisce la salvezza come diventare consapevoli sempre più che siamo già salvati, amati; che siamo “nella vita eterna”. In definitiva, che siamo realmente “figli/figlie” di Dio, partecipando già della Vita di Dio, della sua essenza e divina autocoscienza. Ed è una vita – quella divina – che è essenzialmente un “dar-si”, “dare se stessa” – per questo Gesù, il quale vive di questa consapevolezza, non tiene per sé la “uguaglianza con Dio” (che è di tutti gli esseri) ma dice: “Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,28-30). Anche noi diventiamo sempre più “uno” con Dio, quanto più diventiamo – come Gesù – D A R S I – cioè A M O R E

C’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo (1Tim 2,5)

Il secondo modello, invece, segue la comprensione teista. Solo Gesù è colui che dà salvezza; gli uomini “ricevono” dall’esterno questa salvezza, ma non scaturisce dal “proprio” pozzo, come è stato per Gesù. Continuamente è necessario attingere con il proprio secchio ( = la fede) l’acqua da Gesù, ovvero dalla Chiesa attraverso sacramenti, etc… È un modello che concepisce la salvezza ancora come una serie di puntuali interventi divini che provengono dall’esterno. È giunto il momento che il cristianesimo diventi sempre più mistico, nel senso di scoprire questo grande Mistero di Dio.

Concludo con le parole di Santa Teresa che ben esprime quanto il primo modello esprime: “Supponiamo di vedere due fontane i cui bacini si riempiono di acqua. Questi due bacini si riempiono di acqua, ma in modo diverso. In uno l’acqua viene da lontano per via di acquedotti e di artificio, mentre l’altro, essendo costruito nella sorgente, si riempie senza rumore. Se la sorgente è abbondante, com’è questa di cui parliamo, non solo riempie il bacino, ma questo, a sua volta, rigurgita in un grosso ruscello continuamente alimentato, senza bisogno di condutture o d’artificio. E in ciò consiste la differenza. Nell’altro bacino, invece, l’acqua deriva dalla stessa sorgente che è Dio; e quando Dio si compiace di accordare la grazia, l’acqua fluisce nel più profondo dell’anima con pace, dolcezza e tranquillità inesprimibile, senza che si sappia donde e in che modo scaturisca” (Santa Teresa d’Avila, Il Castello Interiore, Quarta Stanza, Cap. II, 3-4).

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